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Il Portale per gli amanti della Caccia al Cinghiale
sito di Vito Pantalone

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MARCETELLI (RIETI) - Castagneti distrutti, coltivazioni scalzate, filari di vite divorati e adesso i cinghiali si fanno vedere anche in paese. La vicinanza del piccolo comune reatino con la riserva naturale dei monti Cervia e Navegna sta causando gravi danni ambientali a causa dei continui blitz e degli spostamenti dei macilenti ungulati nel territorio comunale. Tre giorni fa l'ultima amara sorpresa nel terreno del signora M.T. Circa 200 viti con i grappoli quasi pronti per la potatura sono andati distrutti e con loro anche l'enorme carico di uva di cui i cinghiali hanno fatto razzia.
GENOVA - «Aiuto, c’è un cinghiale in cortile»: devono essersi sentiti dire qualcosa di simile, i poliziotti genovesi intervenuti intorno alle 22 in un palazzo di via Balestrazzi, nel quartiere di Oregina. Secondo quanto comunicato dalla questura, il cinghiale - pesante una quarantina di chilogrammi - era rimasto intrappolato nell’area recintata di un cortile che confina con la boscaglia, dalla quale probabilmente l’aniamle era scivolato. Gli agenti, dopo avere bloccato il cinghiale insieme con i colleghi della polizia Provinciale, l’hanno portato nel parco del Peralto e rimesso in libertà.
FIRENZE - Nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi, un branco di cinghiali, almeno una ventina ha fatto irruzione sul percorso del Golf Club della via Chiantigiana. Gli animali, abbattuta la recinzione elettrificata che protegge il campo, hanno distrutto le buche 13, 14 e 17 (foto a destra). Per la conformazione del percorso, queste buche sono separate dalle altre dalla via Chiantigiana, e vi si accede grazie ad un sottopassaggio. I cinghiali hanno distrutto tutto il terreno, scavando intorno ai green e sui fairways, creando notevoli disagi per la loro riparazione.
E' intervenuta la Polizia provinciale abbattendo alcuni capi di cinghiale ed allontanando il resto del branco dalla zona colpita.
L'intervento è avvenuto a seguito di una richiesta urgente giunta nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 1 ottobre, all'Amministrazione Provinciale da parte della Proprietà del Florence Golf Club di Impruneta.
La Polizia Provinciale quindi, è intervenuta nella notte, abbattendo alcuni capi di cinghiale e allontanando il resto del branco dalla zona colpita.
Lecco - Un banale litigio. Come se ne vedono tanti nel mondo della caccia. Due spari, una lepre a terra, due uomini che corrono sulla preda in contemporanea. «Ho premuto io il grilletto, l’animale è mio». «No, sono stato io, scansati». La miccia si accende, volano parole grosse. Poi la tragedia. Un colpo esploso da brevissima distanza, un corpo che stramazza al suolo. Senza vita.
Un attimo di follia o un incidente? Quello che è successo ieri in un bosco in località Germanedo, sulle pendici del Resegone, appena sopra Lecco, è ancora al vaglio degli inquirenti. Le dinamiche sono però difficili da ricostruire, dato che non ci sono testimoni dell’accaduto. Tra i due, che si conoscevano da tempo, pare non scorresse buon sangue. Le voci in zona raccontano di vecchie ruggini, qualche battibecco, addirittura una querela poi ritirata.
Voci fondate? Probabilmente sì. Ma di sicuro c’è solo che due cacciatori si sono svegliati all’alba per la classica battuta domenicale di inizio stagione venatoria e nessuno dei due ha poi fatto ritorno a casa. Uno, Luigi Mazzoleni di Lecco, cinquant’anni, è morto freddato da una fucilata. L’altro, Mauro Rota di Erve, è trattenuto in stato di fermo alla questura di Lecco, dove è indagato per omicidio volontario. Del caso si occupa il sostituto procuratore di Lecco, Paolo Del Grosso.
Leggi tutto: Litigano per una lepre: cacciatore ucciso dal “rivale”
«La caccia? La pratico da 60 anni, ma sta diventando un lusso. Solo in permessi e assicurazioni se ne vanno 400 euro». Angelo Celle, 76 anni, è affascinato dalla caccia da quand’era un ragazzino. É uno dei decani delle doppiette del Levante e racconta com’è cambiata l’attività ven atoria, la cui stagione parte oggi in tutto il territorio della provincia.
«Avevo 16 anni, quando ho imbracciato il fucile per la prima volta ed ero maggiorenne quando sono andato a caccia – spiega –- Per molti anni ho praticato nell’entroterra del golfo Paradiso. Ma cacciare è diventato, anno dopo anno, sempre più difficile». Oggi è presidente dell’associazione Libera Caccia per il comprensorio e ancora non si è stancato di usare la doppietta: «Faccio parte di quel gruppo, sempre più sparuto, che si dedica alla caccia con i cani da ferma, sparando a fagiani e pernici, che secondo me è la vera caccia. Anche se è sempre più complicato praticarla – racconta – in ogni caso l’attività venatoria in questi 50 anni è cambiata sempre in peggio.
Salerno 21.9.09
Spett.le
Redazione TG5
ROMA
In riferimento al servizio in onda questa mattina al tg5, inerente al numero complessivo (44) di decessi nel 2008 dovuti all’attività venatoria, ed in esito al colloquio del nostro responsabile, Sig.URPI, con la redattrice del servizio dott.ssa Trevaini della redazione di Milano, Vi invito a voler correggere, nell’edizione delle 13, il servizio andato in onda.
Ciò in quanto i descritti decessi sono da attribuire solo per minima parte (7) ad incidenti di caccia, trattandosi, per i restanti, di motivazioni non afferenti all’attività venatoria.
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