«La caccia? Ora è un lusso»
«La caccia? La pratico da 60 anni, ma sta diventando un lusso. Solo in permessi e assicurazioni se ne vanno 400 euro». Angelo Celle, 76 anni, è affascinato dalla caccia da quand’era un ragazzino. É uno dei decani delle doppiette del Levante e racconta com’è cambiata l’attività ven atoria, la cui stagione parte oggi in tutto il territorio della provincia.
«Avevo 16 anni, quando ho imbracciato il fucile per la prima volta ed ero maggiorenne quando sono andato a caccia – spiega –- Per molti anni ho praticato nell’entroterra del golfo Paradiso. Ma cacciare è diventato, anno dopo anno, sempre più difficile». Oggi è presidente dell’associazione Libera Caccia per il comprensorio e ancora non si è stancato di usare la doppietta: «Faccio parte di quel gruppo, sempre più sparuto, che si dedica alla caccia con i cani da ferma, sparando a fagiani e pernici, che secondo me è la vera caccia. Anche se è sempre più complicato praticarla – racconta – in ogni caso l’attività venatoria in questi 50 anni è cambiata sempre in peggio.
Un colpo mortale è stato dato all’inizio degli anni Settanta, quando è stato tolto il nomadismo. Prima si poteva cacciare ovunque, oggi il cacciatore è legato a un determinato territorio, come gli ambiti. Certo si può anche cacciare in altri ambiti, ma solo se si viene accettati dai cacciatori del posto». E l’immagine poetica del cacciatore con i suoi cani, nella luce dell’alba? «La poesia esiste sempre e i cacciatori lo sanno bene. Così come resta il fatto che noi siamo rimasti gli unici a conoscere il territorio e a rispettarlo. Il problema è che continuiamo a essere visti come dei killer di animali e non come persone che amano i boschi e le vallate. Purtroppo, attorno a questa passione ci sono troppa retorica e luoghi comuni. Io rispetto la natura molto più di quanto fanno tanti frequentatori dei boschi; con altri amici abbiamo creato voliere in tutto il levante e alleviamo volatili che immettiamo nel bosco, trattiamo i nostri cani come fossero nostri figli, siamo sempre in prima fila quando c’è un’emergenza. Ma per qualcuno siamo ancora degli assassini. Per un pensionato, poi, la caccia è diventata un lusso, visto che solo per avere permessi e assicurazioni si pagano 400 euro».
Si sentono come i pellerossa nelle riserve indiane, ma non sanno rinunciare alla loro passione. I cacciatori che da quest’oggi potranno imbracciare la doppietta, sono molto diversi da come erano i loro padri e i loro nonni. Sono sempre di meno coloro che praticano la caccia alla selvaggina (uno su cinque) e sono sempre di più quelli che si dedicano alla “caccia grossa”, ovvero all’abbattimento dei cinghiali (il rimanente 80 per cento). Del resto il calendario faunistico viene fissato proprio tenendo conto della presenza degli ungulati e del loro numero. L’ultimo appunto di Celle è per i cinghialisti: «Secondo me - dice - aprire all’attività venatoria già oggi è troppo presto. Comunque, è vero che i cinghiali sono troppi e vanni abbattuti». Lui, comunque, ha già scelto dove andare quest’anno: «Punterò sulle aziende venatorie, dove non ci sono problemi. Certo è come pescare in un laghetto artificiale, ma dopo tanti anni voglio solo stare tranquillo». Da un cacciatore tradizionalista a un altro. A Chiavari, nel cuore del centro storico, c’è da un secolo l’armeria Lanata: «I problemi n on mancano – dice Giuseppe Lanata – resiste la caccia al cinghiale che interessa l’80 per cento di chi ha il fucile. Quelle classica con cani, i richiami e la cacciagione è in estinzione, perché è diventato troppo difficile e costosa. Siamo passati dalla civiltà contadina a quella di Internet, con i cacciatori più giovani che conoscono regole e animali perché hanno viaggiato in rete, ma non sanno nulla di come si cammina in un bosco, come ci si apposta come si rispetta l’ambiente. Il cacciatore onesto ha rispetto e in giro ce ne sono ancora molti. Ma se la caccia è stata criminalizzata, devo ammetterlo, è anche colpa delle associazioni che in anni passati non hanno saputo eliminare le mele marce, i bracconieri, le persone che non rispettano le regole».
fonte cacciapassione
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|79.43.235.xxx |13:36 - 25-02-2010 augusto - diplomatosi ritenga ancora fortunato, io ne ho 63 vado anzi andavo a caccia da quando ne avevo 16 praticavo tutte le cacce,sono due anni che nn rinnovo il porto d'armi per mancanza di fondi,sembra una barzelletta ma purtroppo e' cosi ora azzarezzo miei cani e ripenso a quante cacce abbiamo fatto insieme.amen


